Rosa quasi d’inverno

Un’amica ci mette a disposizione qualche cassa di croatina di montagna, matura, sana, ovviamente da agricoltura biologica. Che fare?

La scelta cade su rosato, decideremo poi se rifermentato in bottiglia o secco.

Solito tavolo di cernita, e grappoli interi nel torchio manuale.Toirchiatura bonarda

L’uva è abbastanza asciutta, resa bassa nonostante abbiamo rigirato 2 volte raspi e vinacce nella gabbia del torchio. Nella foto qua sotto, a fine torchiatura,  bucce e raspi, resa molto bassa. 

Fermentiamo il mosto in vaschetta di acciao inox, senza nessuna aggiunta, uva 100%. Arieggiamo un paio di volte al giorno, la bonarda è una brutta bestia, va in riduzione per nulla, non vogliamo puzze strane, preferiano rischiare una leggera ossidazione.

Fermentazione lenta e costante, la massa è piccola, abbiamo anche messo da parte qualche bottiglia in congelatore da utilizzare per una eventuale rifermentazione. Ci siamo divertiti parecchio a osservare le macchie dovute alle piccole bolle di anidride carbonica… “guarda il cammello straiato, il fantasmino di Pacman, il buco della serratura”.  La fermentazione prosegue tranquilla, i lieviti dell’uva fanno il loro lavoro egregiamente. Assaggiamo ripetutamente, sarà un rosato secco, fermo. Eccolo qua sotto, a fine fermentazione, secco, asciutto, giustamente acido.

I profumi sono netti, pare una spremuta di more mature.

E le bottiglie in congelatore? Le abbiamo fatte scongelare, una piiccola parte la abbiamo usata per mosto cotto, classico dolce fatto facendo rassodare il mosto con una aggiunta di farina, parte sterilizzato e trasformato in succo d’uva.

Un bel esperimento, alla fine saranno una settantina di bottiglie, che ovviamente non saranno commercializzate. Ne assaggiaremo una ogni tanto, penso dureranno anni nascoste nella nostra cantina privata.