Croatina nelle vecchie vigne di Filarole, colli piacentini

Filarole nasce con l’idea di lavorare con vecchie vigne. Negli anni della nostra formazione abbiamo bevuto tanti vini diversi per territorio di provenienza e modalità di vinificazione, ma anche per tipologia di vigna ed età. Abbiamo anche studiato, visitato vigneti, parlato con persone dalla lunga esperienza ed è cresciuto in noi il desiderio di essere parte di questa storia, la storia dei vigneti vecchi che ancora compaiono qua e là nei diversi territori d’Italia. Anche nella nostra valle. Vogliamo condividere con voi alcune delle riflessioni e conoscenze che ci hanno  portati a questa scelta.

Cosa c’è di speciale in un vino da vecchie vigne?

Senza sapere nulla del ciclo vitale di una pianta di vite ci si rende conto al primo sorso che i vini da vecchie vigne hanno qualcosa di diverso, qualcosa di speciale. Sono vini più complessi ed equilibrati, sono come un libro importante: lo si può leggere con leggerezza seguendo solo la trama narrativa o ci si può soffermare sullo stile della scrittura, analizzare i rimandi storici e le citazioni, lo si può rileggere cogliendo ogni volta tratti nuovi che ci arricchiscono.

Così è un vino da vecchie vigne: lo si può bere con piacere e leggerezza in compagnia, ma ci si può anche soffermare a coglierne gli aspetti più peculiari: la ricchezza aromatica, il colore solitamente più intenso, il grande equilibrio tra i diversi elementi costitutivi, la maggiore concentrazione. Sono vini che possono dare grandi emozioni se li si sa ascoltare. Sono – concretamente – espressione del terroir in cui sono nati e hanno prospettive di invecchiamento migliori. E ora cerchiamo di capire il perché.

Cosa si intende per vigna vecchia

Non esiste una definizione univoca legale per le vecchie vigne, mentre viene indicata nel TUVV la definizione di vigneti storici: “vigneti cui presenza è “segnalata in una determinata superficie/particella in data antecedente al 1960”. Cioè vigneti che hanno oggi almeno 64 anni. In Francia è uso comune utilizzare la menzione “Vieilles Vignes” per piante che hanno oltre 40 anni. Guardando alla fisiologia della vite e al modo in cui si sviluppa anche a noi sembra la definizione migliore.

Ma al di là del dato numerico quello che ci interessa sono le caratteristiche delle piante e delle uve che ci danno.

Come cresce una pianta di vite?

Diamo qui alcune informazioni generali: lo sviluppo di ogni pianta dipende anche da altri fattori, la varietà delle uve, la tipologia di terreno, la situazione geografica, ma anche le modalità di coltivazione. Se l’obiettivo è avere una vigna che produce molta uva in pochi anni la crescita verrà stimolata attraverso concimazioni frequenti e l’impiego di biostimolanti. Se invece l’obiettivo è quello di avere piante che durano nel tempo si accetterà una crescita più lenta che dia però alle piante la possibilità di sviluppare radici più profonde e consolidare la parte legnosa.

L’impianto di una nuova vigna viene fatto mettendo a dimora piante che hanno già le radici e solitamente innestate su piede americano: le barbatelle. Nei primi tre anni le piante producono poca uva e piuttosto “leggera” per intensità di gusto, la vigna viene considerata improduttiva. Dal 4° anno la produzione di uva cresce di anno in anno e la produttività è costante fino a 20/25 anni di età. E’ questo il momento in cui spesso chi vuole produrre molta uva estirpa e reimpianta il vigneto. In questo momento la pianta raggiunge la sua età adulta, la produzione di uva diminuisce ma fino ai 40 anni rimane abbastanza stabile. Oltre i 40 anni la quantità di uva di riduce drasticamente sia per “capacità della pianta” sia perché a questo punto viene il bello e nelle situazioni migliori il viticoltore vuole preservare la vite perché possa continuare a vivere.

Perché una vecchia vigna da un vino migliore?

  1. Una questione di quantità: la pianta produce meno uva quindi i sapori e gli elementi si concentrano negli acini
  2. Le radici principali sono penetrate profondamente nel terreno per raggiungere l’acqua, per ancorarsi a terra, per permettere alle radici secondarie di raccogliere quei minerali ed elementi che permettono alla pianta di vivere meglio. Non lo fa per noi, ma noi ne beneficiamo ottenendo vini più equilibrati e più caratteristici dell’annata e del territorio.
  3. La pianta affronta più facilmente anche le condizioni di un’annata difficile, è cioè in grado di mantenere un buon equilibrio nell’uva anche in annate troppo calde, piovose, fredde o altro.
  4. Le vecchie vigne erano fatte con una mentalità diversa da quelle di oggi: dovevano durare nel tempo e dare vino in tutte le annate. Nelle aziende agricole multifunzionali di un tempo, la vigna era solo una parte del lavoro, le zone più fertili venivano utilizzate per colture da nutrimento, la vigna poteva dare i suoi frutti anche se messa in terreni poveri.
  5. Le piante provenivano da selezione massale e nella vigna convivevano piante di un’unica varietà ma geneticamente diversificate. Questa differenziazione si ritrova nel vino che diventa più complesso e ricco.

Ciascuno di questi punti meriterebbe un approfondimento. Ma per il momento possiamo accontentarci di questa lista un po’ superficiale.

Il valore delle vecchie vigne non sta solo nel vino

Le vecchie vigne dimostrano una maggiore resistenza alle malattie, c’è sicuramente un fattore di età delle piante, ma questa capacità è in larga parte dovuta anche alla “filosofia” con cui veniva selezionato il materiale vegetale da riprodurre. La vigna doveva badare a se stessa molto più di quanto avvenga oggi: oggi le dedichiamo molto tempo e molte cure, un tempo il vignaiolo era anche contadino e per gran parte dell’anno le sue energie erano dedicate ai campi e agli animali. Meritavano di essere riprodotte quelle piante che avevano dimostrato resistenza alle malattie, non solo quelle che davano un’uva buona e abbondante.

Nella prospettiva odierna di una viticoltura meno impattante sull’ambiente e più salutare per chi beve il vino lo studio del materiale genetico delle vecchie vigne (o più banalmente l’osservazione delle singole piante e la loro riproduzione da parte del vignaiolo) potrebbe aiutare molto a ridurre la necessità di fitofarmaci e altre sostanza dannose.

Si parla anche molto di biodiversità e della sua salvaguardia in un mondo che tende al contrario alla perdita di varietà e all’omologazione. Bene, la biodiversità in vigna si può ottenere con un lavoro rispettoso della vita vegetale e animale che sta attorno alle piante, ma la biodiversità genetica può essere preservata e portata avanti solo ripartendo da vigne nate da selezione massale. La perdita di queste piante sarebbe un errore gravissimo. Anche per questo abbiamo voluto dedicarci a loro, alle vecchie vigne della Val Tidone.

Se avete altre domande siamo a vostra disposizione per approfondire e vi invitiamo a venire a visitare questi musei a cielo aperto.