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Rosa quasi d’inverno

Un’amica ci mette a disposizione qualche cassa di croatina di montagna, matura, sana, ovviamente da agricoltura biologica. Che fare?

La scelta cade su rosato, decideremo poi se rifermentato in bottiglia o secco.

Solito tavolo di cernita, e grappoli interi nel torchio manuale.Toirchiatura bonarda

L’uva è abbastanza asciutta, resa bassa nonostante abbiamo rigirato 2 volte raspi e vinacce nella gabbia del torchio. Nella foto qua sotto, a fine torchiatura,  bucce e raspi, resa molto bassa. 

Fermentiamo il mosto in vaschetta di acciao inox, senza nessuna aggiunta, uva 100%. Arieggiamo un paio di volte al giorno, la bonarda è una brutta bestia, va in riduzione per nulla, non vogliamo puzze strane, preferiano rischiare una leggera ossidazione.

Fermentazione lenta e costante, la massa è piccola, abbiamo anche messo da parte qualche bottiglia in congelatore da utilizzare per una eventuale rifermentazione. Ci siamo divertiti parecchio a osservare le macchie dovute alle piccole bolle di anidride carbonica… “guarda il cammello straiato, il fantasmino di Pacman, il buco della serratura”.  La fermentazione prosegue tranquilla, i lieviti dell’uva fanno il loro lavoro egregiamente. Assaggiamo ripetutamente, sarà un rosato secco, fermo. Eccolo qua sotto, a fine fermentazione, secco, asciutto, giustamente acido.

I profumi sono netti, pare una spremuta di more mature.

E le bottiglie in congelatore? Le abbiamo fatte scongelare, una piiccola parte la abbiamo usata per mosto cotto, classico dolce fatto facendo rassodare il mosto con una aggiunta di farina, parte sterilizzato e trasformato in succo d’uva.

Un bel esperimento, alla fine saranno una settantina di bottiglie, che ovviamente non saranno commercializzate. Ne assaggiaremo una ogni tanto, penso dureranno anni nascoste nella nostra cantina privata.

Vendemmia 2018

Eccoci qui alla fine della nostra seconda vendemmia ufficiale! E’ stata un’annata impegnativa con tante piogge primaverili e le grandinate di inizio estate. Ma alla fine abbiamo raccolto uve molto belle e sane scoprendo le qualità delle nostre vecchie piante e dei tanti tipi di uve presenti.

Abbiamo avuto poco tempo per scattare fotografie, ma qualche momento ce lo siamo preso, eccolo qui!

Alla ricerca della prima vigna

vigna-gabbiano-2017-estate2

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Nell’estate 2016 abbiamo cominciato a pensare di prendere la nostra prima vigna, così abbiamo cominciato a percorrere le stradine di collina attorno a Pianello Val Tidone guardandoci attorno e a parlare con le persone del posto, ma come doveva essere la vigna? Sicuramente doveva essere una vigna vecchia e sicuramente doveva poter essere condotta con metodi naturali.

La Val Tidone è storicamente uno dei due territori piacentini a maggiore vocazione viticola, l’altro è la Val d’Arda. Qui la produzione di uva sia da tavola che da vino era il lavoro di tantissimi contadini e fino all’arrivo degli agrofarmaci la scelta delle piante e della posizione erano determinanti per essere abbastanza sicuri di poter raccogliere uva. Quindi l’ideale sarebbe stato trovare vigne impiantate prima degli anni Settanta o per lo meno ancora con quella mentalità. Non facile…

Abbiamo visto molti vigneti anche molto belli e di qualcuno abbiamo poi saputo che è stato espiantato per portare le quote fuori regione, moda orrenda di questi ultimi tempi. Ma solo quando abbiamo visto la vigna di Gabbiano abbiamo capito che faceva al caso nostro! Piccola, vecchia, isolata e circodata da boschi.